La storia di Castel Fusano è molto antica. Se da una parte è piacevole riconoscere lungo il litorale che va da Ostia ad Ardea i luoghi di cui narra Virgilio, ambientando la sua Eneide, dall'altra è possibile risalire con certezza ai tempi dei Romani tramite iscrizioni ritrovate sul luogo o scritti giunti sino a noi. Era l’antica riserva di caccia dei Chigi
La riserva della pineta di Castel Fusano è attraversata dalla via Severiana. La strada, costruita da Settimio Severo, metteva in comunicazione Ostia, Lavinio, Anzio e Terracina e permetteva di far arrivare la calce, necessaria per la manutenzione del porto e del faro, dai monti Lepini ad Ostia. La via diviene ben presto anche comodo accesso alle numerose ville che i nobili romani si erano fatti costruire come residenze estive, vicine alla città di Roma e nello stesso tempo al mare. Il primo ad edificarne una è l'oratore Ortensio che fu pretore di una flotta romana durante le guerre macedoni. La villa, per lungo tempo considerata quella di Plinio il Giovane, da lui stesso descritta nell'epistola ad Asinio Gallo (Epistulae, 11, 17), e di cui tutt'ora conserva il nome, è costruita su un terrapieno, circondata da magnifici lecci. Questa particolare disposizione permise di attrezzare la zona per la caccia alle "palombe", motivo per cui la località tutt'ora è chiamata Palombara.
Negli anni che seguirono vi furono numerosi passaggi di proprietà di tutta o di parti della tenuta.
Nel 1888 la zona, data in affitto al Re Umberto I, fu utilizzata solo come riserva di caccia e la vegetazione senza ulteriori interventi potè riprendere il suo corso naturale. Nel 1932 Francesco Chigi vende la tenuta, riservandosi il castello ed una certa quantità di terreno circostante (22 ettari), al Governatorato.
Castel Fusano diventa così il 13 aprile 1933 il grande parco di Roma, meta giornaliera di migliaia di persone. Viene aperto un varco nella Duna per congiungere al mare Viale Tirreno, oggi Viale Mediterraneo. Purtroppo il violento impatto umano ed i lavori di cui sopra, e quelli tenuti poi nel dopoguerra (si pensi alla Via Cristoforo Colombo che ha diviso in due la tenuta, allo sbancamento della Duna e della spiaggia) hanno seriamente compromesso e messo in discussione la sopravvivenza stessa della pineta.
Nel luglio del 2000, un disastroso incendio ha interessato proprio i 300 ettari della pineta monumentale secolare, costituita da pini radi di grandi dimensioni e da un folto sottobosco di piante della macchia sempreverde mediterranea. I danni sono stati ingentissimi, più di 280 sono stati gli ettari andati distrutti, e pur provvedendo ad interventi di recupero ci vorranno secoli prima di riuscire a ricostituire il paesaggio originario (in considerazione anche del fatto che il problema incendi si ripropone inevitabilmente tutte le estati).
Passeggiate a cavallo tra la pineta e le dune in ogni stagione. |