PARCO NAZIONALE DEL CIRCEO
Affacciato sul Mar Tirreno, il Parco nazionale del Circeo è situato lungo la costa del Lazio meridionale e si estende per circa 8.500 Ha.
Anticamente chiamato "Selva di Terracina", il parco è ricoperto da macchia mediterranea e da alberi tipici delle aree marine, come pini, lecci, querce da sughero.
Rappresenta la più estesa foresta naturale di pianura in Italia.
La foresta, oggi, è ancora un ecosistema ricchissimo ed estremamente vario; caratteristiche, ad esempio, sono le "piscine", aree paludose, che si formano soprattutto per l'accumulo di acqua piovana ed affiorano dalla falda, e le "lestre", zone in cui, un tempo, gli abitanti stagionali edificavano i loro precari villaggi.
Istituito, nel 1934, il Parco Nazionale si estende per 80 km2 e nel 1979 vi è stata creata la riserva naturale denominata “Pantani dell’Inferno”.
Visitabile a piedi o in bicicletta, preserva però zone alle quali si può accedere solo con autorizzazione. Comprende i laghi pontini, le dune e il promontorio del Circeo, dolomie e calcari a strapiombo sul mare e una trentina di grotte, prodotte dall’abrasione marina, in cui si sono rinvenuti numerosi reperti del paleolitico.
Fa parte del Parco dal 1979 l’isola disabitata di Zannone, che appartiene al gruppo delle isole Pontine. interamente montuosa, culmina a 194 m nel monte Pellegrino.
Palude Cerasella
Situata nel cuore della foresta rappresenta il punto di partenza ideale per un'escursione. È un'area attrezzata in cui è presente un recinto faunistico con daini e cinghiali. Da qui si può scegliere fra diversi sentieri, tutti pianeggianti e non particolarmente impegnativi.
Coletti
Ospita il centro di documentazione sull'Istruzione Scolastica e sull'Opera sanitaria nelle Paludi Pontine.
Il Centro Visitatori
In località Pantalone, all'ingresso di Sabaudia, è una struttura di accoglienza e di orientamento alla visita al Parco. All'interno si trova il Museo Naturalistico.
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TUSCIA
La Tuscia è ricca di borghi e centri storici minori che si riconducono alle vestigia dell'antica civiltà etrusca. Alcuni di questi borghi, come Gradoli, Marta, Montefiascone, Valentano, circondano il più grande dei laghi italiani di origine vulcanica, il lago di Bolsena.
Ronciglione, poi, arroccato su uno sperone tufaceo, è un luogo storico particolarmente amato dai romani e non solo: suggerita è la visita del Duomo dalle architetture barocche e i resti del Castello Della Rovere. Da visitare inoltre Civita "la città che muore", un piccolissimo borgo percorribile rigorosamente a piedi.
La caratteristica di queste terre del “mistero etrusco” era, ancora all’inizio del ‘900 la grande povertà, dovuta in parte alla malaria delle paludi e in parte al latifondo. Le bonifiche del “ventennio” fascista e alcune riforme agrarie mutarono il volto della Tuscia, che ha beneficiato, a partire dalla metà del XX secolo, di un discreto sviluppo industriale nel viterbese e, nel decennio successivo, di una crescita turistica importante.
Il paesaggio è estremamente vario, tra mare, Maremma, paesaggi collinari lacustri e monti Cimini.
Lago di Bolsena
Il lago di Bolsena è al centro di un’area dai forti connotati medievali, ricca di testimonianze storiche, erede di un lontano passato etrusco. Il lago è il più esteso bacino craterico d’Italia, chiuso a nord dai monti Volsini; vi emergono due isole, la Bisentina e la Martana. Caratteristiche sono le “sesse”, oscillazioni di livello delle acque simili a brevissime maree. Attorno a lago, ricchissimo di pesce, i terrazzamenti sono coperti di boschi, vigneti e uliveti.

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AREA TIBURTINA
Zone Protette
- Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili
- Riserve Naturali della Macchia di Gattacela e Macchia del Barco
- Nomentanum, Monte Catillo
- Parco Naturale e Archeologico dell’Inviolata
Un viaggio nel territorio situato nell’area sinistra del Tevere e parte della Valle Aniene, dove sorsero i primi villaggi di capanne costruite dai pastori che vi si stanziarono durante la transumanza, percorrendo il tratto para – fluviale oggi rappresentato dalla Via Tiburtina \- Valeria.
Dal punto di vista culturale la Latina “Tibur”, preromana del 1200 a.c., risentì degli influssi sabini, tant’è che in età Augustea fu poi attribuita alla IV regio “Sabini e Sannium”.
I più prestigiosi resti romani sono la Villa dell’Imperatore Adriano a Tivoli e quella del poeta Orazio a Licenza, unitamente a moltissime ville rustiche di epoca repubblicana ed imperiale. Percorrendo la Via della Pomata, datata 272 a.c., nel contesto verdeggiante degli olivi secolari, s’incontrano tra gli altri i ruderi della Villa di Cassio e di Bruto.
A testimonianza del successivo splendore artistico sono i castelli e le roccaforti medioevali, nonché palazzi e chiese rinascimentali disseminati nell’intero territorio.
ITINERARIO
Villa Adriana
Tivoli
Villa di Orazio
VILLA ADRIANA
La prima sosta consigliata prima di accedere agli scavi è presso l’ Antiquarium, dove è possibile osservare il plastico che ripropone il nucleo della struttura originaria del complesso, così come era nel 135 a.c. , epoca in cui si ergeva in tutto il suo splendore su di una superficie di circa 120 ettari.
Fortemente desiderata dall’Imperatore Publio Elio Adriano, che la vide completare tre anni prima della sua morte, la complessa costruzione volle esprimere l’estro artistico e le competenze edilizie affinate nel corso dei suoi numerosi viaggi, luoghi che volle evocare anche attraverso i nomi assegnati alle varie strutture della residenza, realizzate con eclatanti allusioni agli stili lontani da lui visitati.
La biografia di Sparziano lo dipinge aitante nella sua prestanza fisica e soprattutto colto. Pare infatti che la sua indole curiosa lo spinse all'approfondimento delle scienze matematiche ed astrologiche, anche se amò sopra ogni cosa la lingua e la letteratura greca.
Con lui la filosofia entrò a far parte delle pratiche di governo, e difatti nei suoi 21 anni di regno si concretizzò il cosmopolitismo vissuto con spirito di tolleranza e grande umanità.
La scelta del sito, posto ai piedi dei monti tiburtini, fu di ordine pratico, e non solo per la vicinanza con la Via Tiburtina, ma per la presenza di quattro acquedotti e per il tufo disponibile in abbondanza.
Intorno alla villa repubblicana sorsero il “Palazzo”, le “Biblioteche”, gli “Hospitalia”, le terme riscaldate con stufe solari “Heliocaminus” necessarie per il bagno turco “Sudazio”; più distanti il “Pecile” con annessi ginnasio e piscina natatoria, il “Teatro Marittimo”, lo “Stadio” e le “Grandi Terme”.
Successivi al viaggio di Adriano nelle province, avvenuto nell’anno 125, sono le “Piccole Terme”, il “Peschiera”, la “Piazza d’Oro”, il “Vestibolo”, il “Pretorio”, il “Piazzale Pecile”, il “Canopo” tutt’ora adorno di statue e “Roccabona”, il tutto distribuito armoniosamente in un contesto verdeggiante sia di natura selvaggia che di carattere artificiale, con la disposizione di lussuosi giardini, boschetti e viali.
Oltre alle numerose piscine e terme, vero e proprio status – synbol dell’epoca, non mancarono canali e fontane zampillanti.
La vera originalità fu rappresentata dalle forme sinuose delle architetture, interpretate, oltre che come semplici spazi chiusi a parallelepipedo, anche a pareti concave e convesse, con punti focali di effetto straordinario.
Purtroppo, visti i secoli di abbandono e le spoliazioni seguite in epoca tardo – antica, oggi si può avere soltanto un’idea dei sontuosi apparati decorativi.
Alcune tracce dei preziosi mosaici sono conservati nei Musei Vaticani (Maschere Teatrali) e a Berlino ( Centauro e Fiere), mentre i capitelli figurativi o compositi, i bassorilievi e le sculture sono disseminati nei principali musei d’Italia ed Europa.
TIVOLI
Incastonata nelle due cerchie murarie di epoca romana la città si estende alle pendici dei Monti Tiburtini.
Passando per le attività primarie basate su agricoltura e pastorizia, fulcro di un’antica tradizione, Tivoli vede fiorire i commerci grazie alla prima Tramvia a vapore Roma – Tivoli che dal 1879 favorì gli scambi con la vicina Capitale, riducendo i tempi di percorrenza dei soli 27 Km che separano i due centri urbani.
Fin dall’acropoli Latina “Tibur” l’estrazione del marmo ( Lapis Tiburtinus) si rilevò indispensabile per la realizzazione di monumenti e templi, abitudine consolidata anche nei romani che, più tardi, sfruttarono le cave nella costruzione di importanti opere come il Colosseo ed il Teatro Marcello, ma la modernità raggiunta con l’avvento ferroviario rese possibile il trasporto di blocchi di travertino in grandi quantità, dando rapido decorso alle circostanti iniziative edilizie, prima fra tutte la nascita del quartiere Parioli a Roma.
CENNI STORICI
Il carattere urbano della zona si delineò fin dal VI – V sec a.c. con l’Acropoli romana sorta a settentrione del pianoro attualmente occupato dal rione S. Paolo, mentre a nord del pendio in cui affaccia Villa d’Este era localizzata la necropoli.
Tivoli sopravvisse senza grandi scossoni alla caduta dell’Impero Romano, dei quali insediamenti Villa Adriana resta la più importante testimonianza presente nelle adiacenze, subì invece il duro colpo inflitto dalla guerra Greco – Gotica del VI sec, e successivamente la popolazione ,già costretta in sofferenza, dovette affrontare il processo scimatico tra la Chiesa Greca e quella di Roma, il cui decorso si protrasse fino all’VIII sec, epoca in cui la città riconobbe l’autorità della Santa Sede.
Il diffondersi del Cristianesimo portò alla trasformazione di importanti siti di culto pagano resistiti alla caduta dell’impero Romano in centri benedettini, il primo, costruito nei pressi del tempio di “Bona”, fu il Monastero di S. Panfilo, chiamato poi S. Michele Arcangelo.
L’impronta signorile avvolse la città con la nomina a governatore del Cardinale Ferrara Ippolito II d’Este, figlio di Lucrezia Borgia, il quale nel 1550, su progetto del Pirro Ligorio vi eresse la maestosa residenza nota come Villa d’Este, a cui seguirono nello stesso secolo quelle dei Cenci – Alberici e dei Mancini; si devono ai Cardinali d’Este Luigi ed Alessandro le Scuderie Estensi, il Seminario ed il “Palazzo” di porta S. Giovanni, che divenne Monte di Pietà prima di essere inglobato nel complesso ospedaliero.
Significative opere pubbliche furono nel 1561 l’adduzione dell’ Acqua Vergine, nel processo di alimentazione delle fontane, e nel 1587 il Nuovo Palazzo Comunale, sorto su un tratto delle mura romane, nel quale sono tutt’ora conservati pregiati dipinti e opere scultoree.
La parentesi napoleonica, vissuta dai tiburtini con una sorta di ostruzionismo, ebbe il suo risvolto positivo nella crescita delle coscienze collettive che sfociò in un’ inchiesta in cui si produssero stime dettagliate e documentarie in merito al territorio, palesando uno spaccato più che realistico sulle attività industriali ed agricole, sul patrimonio ambientale ed archeologico, con ampi riferimenti al tessuto ed al servizio sociale, e così alla caduta di Napoleone sopravvisse il senso civico importato dalle sue poco amate armate francesi. Lo stesso Stato Pontificio, riacquistando il potere, promulgò l’innovazione con quanto sancito nel regolamento per l’Amministrazione di Tivoli per il 1817 – 1818, istituendo, oltre al governatore distrettuale, anche il consiglio dei trentasei e un’assemblea per gli Affari di Interesse Comune.
L’impresa più ardita di questo secolo fu il cambiare corso al fiume Aniene, decisione postuma alla tracimazione del 1826 che spazzò via un’intera contrada. Su idea di Clemente Folchi, e con l’appoggio di Papa Gregorio XVI, si diede seguito al progetto di creare due gallerie sotto il Monte Catillo che originarono, a conclusione dei tre anni di lavoro, le suggestive cascate di Villa Gregoriana.
Nel 1886 Tivoli fu illuminata da lampade alimentate ad energia elettrica, evento che le valse un primato europeo suggellando un periodo di grande fervore innovativo, il quale si concluse con la realizzazione della strada ferrata per l’Abruzzo.
Delle due grandi guerre mondiali Tivoli subì maggiormente il secondo conflitto, nei due drammatici bombardamenti avvenuti nel gennaio e nel maggio 1944, in cui trovarono la morte numerosi civili, andarono distrutti la “Chiesa del Gesù”, il “Ponte Gregoriano” poi ricostruito, gran parte del “Convitto” e le case poste di fronte a Villa Ciacci.
VILLA DI ORAZIO
I prestigiosi resti della Villa di Orazio, importante testimonianza edilizia del 33 o 32 a.c., si estendono nella quiete assoluta di un verdeggiante podere compreso nella Valle di Ustica, occupando una superficie di circa 40 ettari in quel di Licenza, piccolo comune che prende il nome dall’affluente dell’Aniene che lo attraversa.
Orazio ebbe in dono la Villa dall’amico etrusco Mecenate .
Il poeta amò tanto la sua residenza, composta da abitazione, quadriportico ed impianto termale, quanto il luogo in cui sorse, da lui entrambi considerati di rara bellezza, come ebbe modo di decantare nei suoi versi.
Tra le mura perimetrali degli ambienti risaltava la raffinata pavimentazione a mosaico che, a piccoli tratti, si presenta tutt’ora visibile ed in ottimo stato di conservazione. Molti dei reperti rinvenuti nel corso degli scavi sono custoditi nel Museo Oraziano ospitato nel palazzo Orsini, un tempo fortezza e poi residenza estiva dei nobili proprietari.
A soli centocinquanta metri dal sito archeologico, tra boschi di noci e castagni, è possibile ammirare il seicentesco ninfeo appartenuto alla stessa famiglia Orsini.
Tornando al Castello, che oggi appare come un insieme di corpi eterogenei, questo si colloca all’apice di un piccolo borgo medievale in pietre inerpicato sul colle, vicino alla piccola chiesa della Beata Vergine Immacolata realizzata da Luigi Valadier nel corso della ristruttarazione dell’Oratorio di S. Giovanni.
Dalla città antica Civitella di Licenza interamente costruita in sassi, situata sulla cima diametralmente opposta al borgo, è possibile godere della vista di uno straordinario panorama del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili, tra i quali spicca il Monte Pellecchia , sulla cui vetta gli antichi romani si rifornivano del ghiaccio necessario alla conservazione dei cibi, e dove attualmente nidifica una coppia di Aquile Reali.
Da Vedere
- Villa d’Este
- Villa Gregoriana - Cascate dell’Aniene - Resti della villa Romana di Manlio Vopisco
- Chiesa di San Silvestro Xii sec
- Chiesa di Santo Stefano XI – XII sec
- Chiesa di San Pietro alla Carità XI – XII sec
- Chiesa di Santa Mria Maggiore XI sec
- Santuario di Santa Maria di Quintiliolo XI sec eretto presso i ruderi della Villa attribuita a Quintilio Varo, dove si conserva un’immagine miracolosa della Madonna.
- Cattedrale di San Lorenzo V sec
- Acque Albule Impianto termale di acque odoranti di zolfo chiamate albule per il colore biancastro , strutturato in circa sei ettari in cui sono collocate cinque piscine e due laghi, ed in cui sono visibili alcuni ruderi dei Bagni di Agrippa.
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