percorsi enogastronomici |
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CASTELLI ROMANI
La cucina dei Castelli Romani è nota per l’unione della genuinità dei prodotti con il caratteristico sapore dei vini locali condizionato dalla natura vulcanica della zona. Questo connubio caratterizza tutti i quindici Comuni che costituiscono l’area protetta del Parco Regionale dei Castelli Romani.
Tra i prodotti tipici, oltre al vino, figurano l’olio, la porchetta, il guanciale e salumi vari. Vanno menzionati inoltre, tra i piatti tradizionali, una serie di antipasti: la coppa di cinghiale, la pancetta affumicata all’aceto balsamico, le coppiette, le ricottine di pecora al pepe rosa, il pecorino romano fresco, la pancetta grigliata, le fave col guanciale e varie preparazioni sott’olio e sott’aceto.
La gamma dei primi è ricca di gustose ricette come i tortelli di carne al timo oltre ad una serie di pietanze tipiche della cucina romana, come i bucatini all’amatriciana.
Tra i tanti secondi da assaggiare ci sono: le caciottine grigliate al tarfuto nero, il coniglio farcito con bacche di ginepro o il formaggio affogato nel passito. Anche il pane, che solitamente accompagna il cibo, ha un suo gusto particolare: una ricetta tipica di Grottaferrata è infatti il pane all’uvetta, preparato con la farina di polenta. Tutte le pietanze sono accompagnate dalla romanella vino locale frizzantino.
Per gustare le prelibatezze locali, i Castelli Romani offrono una scelta variegata di tipiche osterie dette fraschette: il curioso nome è legato all'abitudine di esporre sulle insegne un ramoscello o frasca appunto. Anticamente gli avventori trovavano nelle fraschette il vino dei Castelli servito in particolari contenitori di vetro - nei barzilai (doppi litri), nei tubbi (litri), e nelle fojette (mezzi litri) - e potevano consumare spuntini con i cibi portati da casa.
Alcune ricette tipiche:
PORCHETTA
Si ottiene dalla cottura di un maiale intero, dopo essere stato riempito di interiora ed erbe aromatiche. Viene tagliato a fette e normalmente consumato come un secondo piatto o per farcire panini.
MOSTACCIOLI ALLA ROMANA
Biscotti duri da sgranocchiare composti di miele, mandorle, noci e mosto cotto.
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CIOCIARIA
La Ciociaria è la zona che corrisponde alla provincia di Frosinone, una regione laziale che deve il suo nome, di uso popolare, alle caratteristiche calzature di antichissima origine fatte da un pezzo di cuoio rettangolare.
Tra le ricette tipiche della regione ricordiamo la provatura fritta. La provatura è una sorta di mozzarella: il nome deriva da prova, cioè l'assaggio del cacio fatto dai casari per controllarne la filatura della pasta. Dunque questo piatto altro non è che la mozzarella fritta frequentemente presente negli antipasti romani assieme alle frittate con la ricotta, insaporite da qualche erba aromatica, prima fra tutte la menta. Particolare è la frittata burina che viene fatta con cuori di lattuga mescolati alle uova assieme a pezzetti di formaggio.
Tipici di questa zona sono anche: la frittata all'aglio che si fa solo in primavera perché l'aglio deve essere freschissimo e il pancotto, una minestra fatta con pane.
Dalla Ciociaria proviene anche un'altra minestra "povera", la zuppa di fagioli e cipolle, ingredienti principali insieme alla pancetta.
E visto che nelle campagne della Ciociaria l'allevamento degli ovini è molto praticato, ricordiamo tutti i piatti a base di agnello. Non solo l’abbacchio scottadito, costolette e pezzi di agnello cotti con l'osso che i romani mangiavano ai pranzi con le mani, scottandosi appunto le dita, ma soprattutto i piatti più poveri che usano le parti di recupero come la coratella di abbacchio, le animelle al prosciutto, la pajata.
L'agnello in questa zona viene cucinato in molti modi; particolare l'agnello brodettato, cotto in tegame con prosciutto crudo, erbe aromatiche e vino bianco e arricchito da una salsina fatta con tuorli d'uovo, prezzemolo, maggiorana e succo di limone; quello alla cacciatora prevede le acciughe ma non il pomodoro.
Fra gli ortaggi dominano i carciofi cucinati con i piselli e il prosciutto o con la menta o alla giudia e cioè fritti.
Nei dolci domina la ricotta: così ottimo è il budino alla ricotta insaporito con limone, cannella, rhum, scorza d'arancia e cedro canditi e la crostata di ricotta che pure prevede la cannella e la frutta candita.
Alcune ricette tipiche:
PANCOTTO
Il pancotto è una zuppa povera che nasce per riutilizzare il pane raffermo. Cotta in una pentola di coccio è insaporita da un’abbondante origano e pecorino secco. |
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LA STRADA DEL VINO
Casteli Romani
Il percorso della Strada dei Vini dei Castelli Romani attraversa i comuni di Albano, Ariccia, Castel Gandolfo, Colonna, Frascati, Genzano, Grottaferrata, Lanuvio, Marino, Montecompatri, Monte Porzio Catone, Rocca di Papa, Rocca Priora e Velletri.
Provenendo da Roma, sulla strada SS.7 Appia, in direzione di Ciampino aeroporto, all'incrocio con Via dell'Aeroscalo, si trova il tratto dell'antica Via Appia che prosegue sino alla località Frattocchie, interrompendosi in prossimità dell'abitato di Santa Maria delle Mole.
La Via Consolare sale in quota e arriva fino a Genzano, dove si possono ammirare i resti del Tempio di Diana Cacciatrice ed il Museo delle navi Romane, sulle sponde del Lago di Nemi.
Tornando nel centro storico si prosegue in direzione Lanuvio. L'antica Civita Lavinia conserva i resti della strada romana costeggiata dalle mura in opus quadratum ed il santuario di Giunone Sospita.
La Strada dei Vini dei Castelli Romani è caratterizzata da importanti elementi di interesse archeologico, dalla possibilità di visita alle dimore nobiliari, tra chiese e santuari e gite nel verde. A Monte Porzio Catone si trova il Museo del vino, un insieme di esposizioni di attrezzi e strumenti della tradizione contadina e del mondo del vino.
Le Denominazioni della zona sono la Doc Frascati, la Doc Marino, la Doc Montecompatri Colonna, la Doc Colli Albani, la Doc Velletri, la Doc Zagarolo e l'Igt Lazio, la denominazione a carattere regionale che prevede un Bianco, un Rosso e un Rosato, più etichette di specifici vitigni per Bellone, Bombino, Chardonnay, Malvasia, Trebbiano, Cesanese, Ciliegiolo, Merlot e Sangiovese.
Cesanne oc
Una delle colture più diffuse nella campagna ciociara è la vigna. Anche se la produzione di vino in questa terra è sempre stata fatta per i consumi delle famiglie, negli ultimi tempi, i vini ciociari hanno riscosso un notevole successo sul mercato grazie alla denominazione DOC concessa a molte etichette.
La Ciociaria, ampia porzione del Basso Lazio, presenta un mosaico di proposte in grado di riflettere la grande varietà del territorio, del clima, e la conseguente ricchezza delle colture.
Si tratta infatti di una delle zone più produttive dell'agroalimentare italiano, essendo non solo area di produzione del Pecorino Romano, ma terra di vini robusti e strutturati nati dalla vinificazione del Cesanese, terra della Passerina del Frusinate e dell'Olio extra vergine ottenuto dalla coltivazione della Rosciola, una qualità nobile di oliva da spremitura, praticamente quasi estinta nel resto del centro Italia.
Questi luoghi sono stati per secoli crocevia di traffici (qui i Romani costruirono Ville, teatri e strade) e poli di fiorenti attività economiche già nel Medioevo, come la lavorazione della lana, del legno, del marmo, e dell'artigianato artistico.
È possibile quindi, attraverso i prodotti tipici, approfondire la conoscenza di siti di grande fascino e importanza storica come per esempio: l'Abbazia di San Benedetto, gli altipiani di Arcinazzo, il Castello di Trevi nel Lazio, il Castello di Piglio e la Cattedrale di Anagni, detta "la città dei Papi", in quanto patria di ben quattro grandi Pontefici (Innocenzo III, Gregorio IX, Alessandro IV e Bonifacio VIII) e meta di soggiorno dei molti Papi che qui trovavano rifugio; interessante cittadina che tra reperti preistorici e mura romane conserva quasi intatti al trascorrere dei secoli i bellissimi mosaici della Cattedrale medievale.
LA STRADA DELL'OLIO
La strada dell'OLIO
Da sempre pregiato condimento della cucina mediterranea, l’olio ha origine antichissime che risalgono a circa 8000 anni fa, quando l'ulivo veniva già coltivato in Medio Oriente.
Con i Greci le coltivazioni di ulivo divennero sempre più numerose, ma furono i Romani che provarono a coltivare in ogni territorio conquistato questi frutti polivalenti, che una volta diventati olio, venivano accettati come forma di pagamento dei tributi.
L'ulivo e i suoi frutti sono sempre stati presenti nella storia: l'olio infatti veniva utilizzato non solo per arricchire gli alimenti, ma anche nei massaggi e nella cosmetica.
Ecco le zone principali nel Lazio dove assaporare un olio eccellente: Sabina, Soratte, Tivoli, i Castelli Romani e la Tuscia.
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