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Fontana delle Naiadi
In luogo della semplice vasca del Mastai, di forma circolare attorniata di zampilli, e dotata di un getto verticale posto in centro, sorse ai primi del novecento l’attuale fontana delle Naiadi. Le voluttuose vergini realizzate dallo scultore Mario Rutelli, si scostarono molto dal progetto originale di Alessandro Guerrieri, che prevedeva, invece, la presenza di quattro leoni. I virtuosi retorici, non avvezzi alla nuova libertà d’espressione, reputarono azzardata tale scelta e, tra scandalo e polemiche, la fontana restò transennata per un periodo molto lungo, finché, di notte, qualcuno smantellò la recinzione, e la mostra dell’ acqua “ Pia Antica Marcia” fu di nuovo visibile. L’effetto fu straordinario, quanto il consenso che ne conseguì. Il Rutelli ebbe così modo di accattivarsi il favore dell’opinione pubblica, fin quando nel 1911 inserì tra le Naiadi seduttrici un gruppo scultoreo composto da figure ed animali marini, ironicamente definito dai romani “fritto misto”, nel 1914 sostituito, dallo stesso Rutelli, con il Glauco.
Stadio dei Marmi
Lo Stadio dei Marmi nasce come conseguenza di un momento in cui il culto della fisicità maschile assume una fondamentale importanza nella vita dell’uomo. Siamo alla fine degli anni ’20, e il fascismo esalta la tendenza ad una utopica perfezione ispirata alla Grecia classica. Così, all’interno del Foro Mussolini (oggi Foro Italico), prende vita, anch’esso ad opera di Renato Ricci, uno straordinario esempio di raffinata bellezza in cui si inseriscono splendidamente le statue offerte in dono da sessanta province italiane, scolpite , come desiderava lo stesso Ricci, da giovani artisti sconosciuti, alcuni dei quali, come Bellini, Selva , Canevari, ebbero in seguito un grande successo. Lo Stadio dei Marmi fu inaugurato nel 1932 e ospita oggi 22000 spettatori.
Stadio Olimpico
Lo stadio 0limpico, di proprietà del Coni, fu costruito nel 1952 in previsione dei successivi giochi olimpici, tenutisi a Roma nel 1960. Nel 1990, in occasione dei mondiali, l’impianto è stato interamente demolito, ricostruito e coperto. Le due curve sono state riavvicinate di circa 9 metri, l’impianto d’illuminazione è stato appositamente studiato, la Tribuna Tevere è stata ampliata e sull’intero stadio è sorta una copertura formata da due anelli, uno esterno ed uno interno. Ad oggi, lo stadio Olimpico offre ogni tipo di servizio, sia per gli atleti che lì si misurano, sia per il pubblico. Vi sono, infatti, palestre, spogliatoi, magazzini per le attrezzature, luoghi di ristoro e un pronto soccorso. La sala stampa, al primo piano, è perfettamente munita di specifiche attrezzature per la ricetrasmissione di riprese televisive. Situato in un contesto sportivo di primaria grandezza, come il Foro Italico, lo Stadio Olimpico, con i suoi 81903 posti a sedere, rappresenta un pilastro intramontabile dello sport italiano e mondiale.
Piazza Vittorio Emanuele II
La più grande piazza romana di generazione umbertina, fu porticata sui quattro lati, secondo gli schemi urbanistici dell’epoca. Nel giardino centrale, con la particolare cancellata pensata da Tenerani, si trovano i resti dell’antica mostra dell’acquedotto Claudio, il ninfeo di Alessandro Severo, erroneamente chiamato “i trofei di Mario” in riferimento alle decorazioni in marmo, che oggi ornano la balaustra del Campidoglio, e che, comunque, risalgono al periodo di Domiziano e non di Caio Mario. La vasca in cemento collocata al centro del giardino, ospita il gruppo scultoreo esiliato dalla fontana delle Naiadi, in sostituzione del quale Rutelli realizzò il Glauco.
Piazza Risorgimento
La piazza è limitata dagli edifici realizzati nei primi del 1900 da Koch e dal tratto delle Mura Vaticane che le interessa, sulle quali è posta la targa che Pio XI vi fece murare, per indicarne il prolungamento da lui voluto nel 1929.

 

Sviluppo Urbanistico :::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::: <<   >>

I grandi interventi papali che interessarono i Rioni di Roma, tredici nel trecento, dopo l’annessione di trastevere e dell’isola tiberina, si conclusero con Giulio II nel 1513. Fino al 1534, esclusa la drammatica parentesi del Sacco, i pontefici si dedicarono alle aree urbane rimaste ancora deserte, promuovendo, con i nuovi insediamenti di stampo residenziale, i successivi processi di lottizzazione. Il primo pontefice ad interpretare Roma nella sua interezza territoriale fu Paolo III. Spinto dalle conseguenze rovinose che il Sacco aveva inflitto ai commerci, che ormai avvenivano esclusivamente a nord Europa, e dalle ambizioni legate all’universalità del cattolicesimo, egli avviò nel 1545 il “Concilio di Trento” e la “Controriforma”, trovando nella monarchia spagnola un valido alleato.

Procedendo per gradi, si riaffermò la centralità dello Stato Pontificio e si diede il via ad un importante processo di urbanizzazione. Per primi furono ripristinati gli acquedotti, che favorirono l’edilizia collinare, e via via si aprirono nuove assi viarie. Alla metà del XVI secolo Roma toccò anche il triste primato, tenuto vergognosamente a modello europeo, di aver ghettizzato, in un’area pari ad un ettaro, circa 2.000 cittadini di religione ebraica. A quei tempi nel popolo dilagava la miseria, mentre Gregorio XIII realizzava la sua Reggia sul colle Quirinale. Fu questa la nuova sede politica della chiesa, rappresentata per la sua funzione cattolica dalla Citta della Vaticana, già residenza dei Papi che vi si erano trasferiti dal 1377.

Nel 1586 si aggiunse agli altri il quattordicesimo rione “borgo”, e nuovi prospetti urbanistici trovarono attuazione con l’avvento di Sisto V, il quale, coadiuvato dall’architetto Domenico Fontana, rese possibile il collegamento alle Basiliche, segnando i tracciati delle nuove arterie con i quattro obelischi di Piazza S. Pietro, Piazza del Popolo, Laterano ed Esquilino, collocati secondo uno schema stellare.

Questo progetto valse a Roma  il privilegio di essere classificata, a posteriori, prima città “moderna” in Europa. Paolo V introdusse il criterio di riorganizzare la viabilità interna di piccole aree in seno ai rioni. Il successivo spirito intraprendente di Urbano VIII, che rinnovando la cinta muraria che divideva  “borgo” da “trastevere”, ed inglobando il fianco del “gianicolo”, conferì armonia urbanistica alla città, ormai pronta ad accogliere S. Eustachio, Trevi, Colonna e Campo Marzio, sorti all’insegna del barocco.

Le strutture e le opere realizzate da questo momento in poi nacquero da esigenze piuttosto scenografiche, legate soprattutto agli Anni Santi e, comunque, al prestigio papale. Nel 1744 vennero definiti  i confini dei rioni, demarcati  con la muratura di targhe riportanti  i relativi nome e stemma. La fine del settecento colse Roma impreparata a ricevere le armate francesi repubblicane prima, con la restaurazione della repubblica e la deportazione in Francia di Pio VI, e quelle imperiali poi. L’occupazione francese rettificò sostanzialmente la sepoltura dei morti, con il nuovo cimitero extraurbano del Verano, l’apposizione delle targhe indicanti il nome delle vie e l’introduzione del numero civico. Attraverso le guerre d’indipendenza si raggiunse l’unità del Regno d’Italia e dal 1871, durante il pontificato di Pio IX, Roma ne fu capitale. L’edilizia umbertina sfogò, allora, in Via Nazionale, con le lottizzazioni avviate dal grande speculatore fondiario Monsignor de Merode, ma furono la Stazione Termini e i nuovi argini del Tevere ad accompagnare il fine secolo verso i nuovi criteri di modernità, ossessionati dalla volontà di voler a tutti i costi costruire la Roma Capitale su quella dei Papi, a sua volta edificata con le masserizie ricavate dallo sfruttamento, e molto spesso dalla demolizione, di opere monumentali di epoca romana repubblicana ed imperiale.

L’aumento demografico, sotto la spinta immigratoria, e gli sfrattati dai rioni oggetto di sventramento urbanistico, originarono gli stanziamenti abitativi di natura popolare sorti al limite ed oltre la cinta Aureliana. Fu questa la concreta espressione della vocazione altamente speculativa del XX secolo, segnato da due grandi guerre, caratterizzato dalla stipula dei Patti Lateranensi, che nel 1929 sancirono la fine delle ostilità tra Italia e Vaticano, e dall’esito referendario che nel 1946 trasformò da regno a repubblica lo Stato Italiano. Il fascismo ebbe un ruolo rilevante nella retorica riorganizzazione del territorio cittadino, in conto della quale si persero borghi medievali in luogo di nuove arterie stradali, nate per servire i quartieri che intorno vi sorgevano. L’edilizia selvaggia che caratterizzò il dopoguerra perdurò fino alla totale esautorazione degli spazi, senza un severo piano regolatore a tutela e nel rispetto degli stili preesistenti e del verde pubblico

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