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Sacco di Roma
Il 6 maggio 1527 l’ingresso dell’esercito di Carlo V, composto per lo più dai mercenari Lanzichenecchi, segnò l’inizio del sacco a cui fu sottomessa la città per mesi e mesi, sebbene il 6 giugno Clemente VII, dopo essersi arreso,versò un ingente riscatto. I saccheggi, che apportarono miseria e distruzione, causarono 4000 perdite ed ebbero in conseguenza la peste, la quale inflisse ulteriori decimazioni, non solo tra i 55.000 abitanti censiti all’inizio di quell’anno, ma anche tra le fila nemiche .Il Papa restò rifugiato nella fortezza di Castel Sant’Angelo fino all’8 dicembre. Il trattato di pace ebbe luogo nel 1529 a Barcellona, circostanza in cui Carlo V, mostrando rammarico a Clemente VII per gli atti vandalici perpetuati a Roma dalle sue truppe, non celebrò la vittoria conseguita.
Arco di Sisto V
Nel tratto in cui i fornici dell’acquedotto raccordano lo spoglio retro stazione alle residue Mura Aureliane, si apre l’arco commemorativo che Sisto V, il Papa urbanista, innalzò a se stesso, apponendo alcune incisioni in travertino in cui, in buona sostanza, comunicava a chi usciva dalla città che grazie alla sua previdenza avevano bevuto buona acqua, mentre l’altra targa, nel lato extraurbano, inneggiava agli interventi attuati per sua iniziativa, e a sue spese, per migliorare la viabilità dei viandanti.
Entrambe le facciate in tufo, completate da travertino, presentano una testa di leone, circondata da tre monti la prima, e caratterizzata da stelle laterali ad otto punte l’altra.
Porta Maggiore
La monumentale arcata in travertino alta 32 mt. e larga 24, prima di essere inglobata nelle mura aureliane, e fungere quindi da porta d’ingresso della città, era parte strutturale del sovrastante acquedotto realizzato dall’imperatore Claudio tra il 41 ed il 54 d.C., e successivamente di quello di Caligola, l’ “anio novus”.
Restaurato da Vespasiano nel 79 d.C. e da Tito nell’ 81, tra il 395 ed 423 Onorio vi fece aggiungere un corpo avanzato e due torri laterali, poi scomparsi durante il pontificato di Gregorio XVI.
Probabilmente si definì “Maggiore” per via del transito dei pellegrini diretti a S. Maria Maggiore, o perché, tra le altre, questa era la porta di Roma più imponente.
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Roma dei Papi :::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::: << >>
Questo periodo, congestionato dalle iniziative intraprese dai personaggi di classi privilegiate che ambivano all’esercizio del potere, fu segnato da lotte e strategiche alleanze. Dopo la guerra che l’Imperatore Bizantino Giustiniano condusse per riaffermare la propria autorità in Italia (535 – 553), con Ravenna Capitale, nel 568 subentrarono i Longobardi, mentre a Roma, esclusa dal territorio messo a ferro e fuoco dagli invasori, Papa Gregorio Magno intesseva le trame utili al successivo dominio della Chiesa.
Egli si alleò con i Franchi per fronteggiare la minaccia Longobarda, vantando il possesso di una falsa donazione di Costantino che includeva i territori di Roma e Ravenna. Il potere temporale del Pontefice fu riconosciuto da Carlo Magno, il quale, fattosi incoronare imperatore a Roma, restituì in questa veste la centralità cristiana all’occidente. Dopo Papa e Imperatore, Roma fu designata ai nobili feudatari, opportunisti profittatori, tra il IX e l’XI secolo, della lontananza dei reggenti del Sacro Romano Impero e della decadenza Carolingia, che tutelava l’autorità Papale.
Le diatribe tra Papa e Imperatore iniziate nell’XI sec. culminarono con GregorioVII, il grande riformista che tentò di separare dall’Impero gli affari della Chiesa. In tutta risposta Enrico IV assediò Roma, espugnandola, per poi essere scacciato nel 1084 da Roberto il Guiscardo, passato alla storia, più che per il suo intervento di soccorso al Papa, per le devastazioni che arrecò alla città. Nel 1143 il popolo insorto contro il Papa fondò un Senato indipendente dalla nobiltà e dalla Chiesa, dando luogo al primo esempio di “Comune”. Federico Barbarossa, intercessore dei Papi, ripristinò il loro potere dopo aver gettato al rogo l’eretico sostenitore dei cittadini, “Arnaldo da Brescia”. Sopravvisse comunque il concetto di Comune nei tre secoli successivi, fino a Carlo D’Angiò nel 1263, i quali secoli furono considerati i più bui della storia di Roma, e quando nel 1300 Bonifacio VIII proclamò l’Anno Santo sembrò quasi volerli cancellare, visto anche il fallimento delle crociate che, ad ogni modo, elevò Roma a prima Città Santa del mondo. Oltre ai grandi conflitti intestini, il medioevo annoverò nel suo datario storico l’esilio dei Papi ad Avignone, dal 1309 al 1420. In questo lasso di tempo, nella Roma contesa tra i nobili Orsini e Colonna, il tribuno Cola di Rienzo resuscitò il mito della repubblica, nella parentesi cronologica che si aprì nel 1347 e si chiuse nel 1354 con il linciaggio della folla che, a seguito della congiura attuata dai nobili spodestati, l’accusò di tirannia e corruzione, e l’uccise. Dopo il 1420 si ritornò ad un Papato anticomunale dominante sul popolo e sui nobili, che non ebbero spazio nelle cariche politiche ed amministrative. Tutta Roma si trasformò in un enorme cantiere, dove gli artisti rinascimentali, con le loro opere architettoniche ed i restauri, ricondussero la città eterna alla ribalta degli antichi splendori.
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