Più di qualsiasi altro, i resti di questo monumento funebre evidenziano che l’evoluzione di Roma si è compiuta attraverso la stratificazione urbanistica avvenuta sulle antiche rovine imperiali: semisommerso dall’attuale manto stradale, così ci appare oggi il sepolcro del grande Imperatore Cesare Ottaviano Augusto, morto nell’anno 14 d.C. all’età di 67 anni.
La sua pira arse ben cinque giorni, e le ceneri furono raccolte dalle mani della moglie Livia. Prima di lui raggiunsero la tomba: i suoi figli, tranne Giulia, che nel corso della sua vedovanza tenne contemporaneamente relazioni personali con cinque aristocratici, e, più dello scandalo, probabilmente le valse l’esilio l’ipotesi di cospirazione; i suoi parenti, come il genero Agrippa ed il nipote Marcello; molti dei suoi discendenti dinastici, escluso Nerone e fino a Nerva.
Il mausoleo fu inaugurato nel 28 a.C.. Costruito su modello orientale, consisteva originariamente in due o tre tronchi cilindrici sovrapposti, culminanti con la statua di Augusto. Ciascun livello era caratterizzato da un florido giardino alberato. I due obelischi che adornavano l’entrata sono attualmente collocati uno al Quirinale e l’altro a S. Maria Maggiore.