Nel contesto verdeggiante del Gianicolo, una volta sede del quartier generale di Garibaldi e dove, sotto il monumento equestre eretto nel 1932, riposa la salma di sua moglie Anita dalla piazza a lui intitolata si allarga all’orizzonte una tra le più suggestive viste panoramiche della città, lontano dal frastuono prodotto dal traffico urbano, in un silenzio d’altri tempi, rotto solo dal colpo di cannone sparato a salve dalla loggia, che scandisce il mezzogiorno romano.
Strategici per i piani bellici di Garibaldi, nella difesa di Roma del 1849, oltre duecento anni prima questi luoghi confinarono dal resto del mondo Torquato Tasso, l’autore della “Gerusalemme Liberata”, mai insignito della corona poetica a lui designata dal Papa Clemente VIII. Della famosa quercia del Tasso, dopo il fulmine che la colpì nel 1843, resta lo scheletro mai rimosso in memoria del poeta, che, dal vicino convento di Sant’Onofrio, presso il quale era ospite nella fase terminale della malattia, e fino alla sua morte nel 1595, si portava sotto l’ombra dei suoi rami, chiudendosi in meditazione. Anche Garibaldi fu toccato dalla sua triste sorte, quando, nel corso della requisizione delle campane da trasformare in cannoni, questi risparmiò quelle di Sant’Onofrio, da lui ritenute “sacre” perchè, parole sue, “suonarono l’agonia del Tasso”.
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